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la Puglia Imperiale

30 Aprile 2021

la Puglia Imperiale

 

 

UN RACCONTO TRA STORIA E LEGGENDA

 

Scendiamo verso il Sud della Puglia per immergerci in un territorio dove, tra le colline e il mare, è racchiusa la narrazione di un illustre passato testimoniato da edifici, castelli e chiese di inestimabile bellezza

 

 Ripercorriamo i passi di illustri uomini che non solo della Puglia hanno fatto la storia, come l’emblematica figura dell’imperatore Federico II di Svevia a cui è legata la costruzione di Castel del Monte, che troneggia sul solitario paesaggio delle Murge con la sua singolare pianta ottagonale sui cui spigoli si innestano torri dalla stessa forma.

 

Ai piedi del castello sorge ANDRIA, famosa per la sua grande tradizione casearia con la tipica mozzarella che devi assolutamente assaporare. Qui la ritualità legata alla Pasqua inizia il primo venerdì di Quaresima con la processione della Sacra Spina della corona di Cristo su cui, secondo la storiografia, le macchie di sangue impresse diventano vivide in occasione della coincidenza tra le date dell’Annunciazione (25 marzo) e il Venerdì Santo.

 

In questo giorno di svolge la suggestiva processione dei Misteri Dolorosi, pregevoli statue di fattura lignea, e assieme alla Sacra Spina scortata d’onore da cavalieri e dame dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro: dietro si raccolgono i fedeli in preghiera e i cosiddetti “crociferi” che trasportano pesanti croci penitenziali.

Dopo un giro tra uliveti, vigneti, mandorleti e vecchie masserie in un paesaggio campestre popolato dal lavoro dell’uomo, lì dove i muretti a secco sostituiscono le siepi, si arriva fino alle dolci pendici dell’entroterra murgiano dove spiccano, nella loro pittoresca semplicità i “pagliari”.

 

Nella terra del grano e dell’olio si trova CORATO, situata a ridosso del Parco nazionale dell’alta Murgia; qui i sapori della terra danno vita a piatti unici e indimenticabili. In un centro storico illuminato solo dalla luce fioca dei lumini posizionati su tutti i balconi e cornicioni, il Venerdì Santo si snoda per le vie la lunga processione dei Misteri annunciata dal suono stridente della “troccola” portata dai confratelli più giovani e seguita dal gonfalone nero. L’uscita delle nove statue dalla chiesa di San Giuseppe è accompagnata dalle note struggenti dello “Stabat Mater” di Gioacchino Rossini.

 

Ci dirigiamo verso il mare Adriatico nella turistica città di BISCEGLIE, detta anche “Città dei Dolmen”, per la presenza di quello detto “La Chianca”, ma anche città normanna e dalla marcata tradizione culinaria con i suoi caratteristici dolci, i “sospiri”, nuvole di pan di spagna farcite di crema leggera che sembrano sciogliersi in bocca.

 

Il Venerdì Santo è un appuntamento fortemente atteso da tutta la comunità, quello saliente di tutta la Settimana Santa biscegliese.

 

In Piazza Vittorio Emanuele, esattamente davanti al monumento al Calvario, avviene l’Incontro” tra il simulacro di Gesù che trasporta la croce e quello dell’Addolorata: la madre si avvicina al figlio per un ultimo fuggente bacio, un momento di forte pathos e commozione la il silenzio dei presenti che rimangono col fiato sospeso.

 

La tradizionale ritualità vuole poi che le due statue continuino il loro cammino, sempre separato e in direzioni opposte, visitando anch’esse, come i numerosi fedeli, i cosiddetti sepolcri in alcune chiese cittadine.

Il viaggio nella Settimana Santa della Puglia imperiale non può non toccare anche CANOSA DI PUGLIA, città dauna, poi romana, la più antica delle dieci città della Provincia di Barletta-Andria-Trani, ricca di inesauribili scrigni di attestazioni archeologiche e dagli intensi sapori della cultura contadina e mediterranea, dove assaporare piatti tradizionali a base di uova e agnello, oltre ai panzerotti ripieni di ricotta.

 

Il rito più caratteristico e imperdibile della Settimana Santa canosina è l’antica processione della “Desolata” il Sabato Santo.

 

Le strade della città sono percorse da numerosi bambini vestiti da angioletti che recano i segni della Passione di Cristo e precedono la statua della Desolata affiancata da pali con i fiori e seguita da numerose donne vestite in nero dal volto coperto.

 

È questo lo scenario tra i più suggestivi e da mettere i brividi dell’intera tradizione pugliese; donne vestite di nero, senza volto né identità che cantano e urlano in tono straziante una versione particolare dello Stabat Mater di Jacopone da Todi, partecipando all’unisono al dolore della Desolata.

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