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il Gargano e la Daunia

30 Aprile 2021

il Gargano e la Daunia

 

 

LA MONTAGNA SACRA TRA NATURA, FEDE E STORIA

 

Dal verde promontorio del Gargano, immenso ciottolo calcareo verdeggiante appoggiano nell’azzurro dell’Adriatico attraversando il paesaggio selvaggio della Foresta Umbra, si ammirano i bianchi borghi come perle sparse, dimore di antichi santuari e mete di pellegrinaggi. Il santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo sono una fervida testimonianza dell’intimità religiosa di questa terra.

 

E proprio dal più famoso luogo di culto micaelico dell’occidente latino, MONTE SANT’ANGELO, parte il nostro viaggio. La sera del Giovedì Santo il popolo montanaro visita le chiese dove sono approntati i repositori, chiamati impropriamente “sepolcri”, mentre per le vie si spande il profumo della frutta messa a bollire nel vino bianco con aromi che ricordano gli ungenti usati per il corpo di Cristo.

 

 

Il Venerdì Santo inizia nella chiesa di San Benedetto, con il “Mattutino delle Tenebre”, una secolare funzione pre-conciliare in latino che affonda le sue radici nelle tradizioni monastiche delle abbazie benedettine. All’imbrunire contemporaneamente partono la lunghissima Processione del Cristo Morto – con alcune statue dei Misteri, accompagnate dalle confraternite con i caratteristici cappucci calati sul volto, i “pappalùsce”, le donne vestite di nero che recano i simboli della passione – e la processione della statua dell’Addolorata dalla chiesa di san Benedetto: l’incontro con il Figlio avviene in un’atmosfera di silenzio e commozione nella parte alta del paese.

 

A pochi chilometri si trova VICO DEL GARGANO, tra i borghi più belli d'Italia, in una posizione privilegiata nella Montagna del Sole (antico nome del Gargano), su un promontorio tra il mare, San Menaio, Calenella e la Foresta Umbra.

 

Lasciatevi inebriare dei profumi degli agrumi o dalla squisita “paposcia” prima di immergervi nella forte spiritualità. La Settimana Santa vichese è caratterizzata dalla musicalità e dalle voci e canti dei confratelli, a iniziare la sera del Giovedì Santo con “l’uffizio delle tenebre” nella Chiesa Matrice, per poi continuare con i canti corali delle Confraternite, che intonano versetti polivocali dell’Agonia e del Miserere, durante la processione delle cinque “Madonne” il Venerdì Santo.

Singolare è l’aria di festa che si respira a Vico: nella tradizione contadina la morte del Cristo è vissuta come momento di gioia perché il Signore si è sacrificato “per liberarci dai peccati”.

 

Alla sera, dopo “la Messa pazza”, parte la processione del Cristo morto e dell’Addolorata e termina su un simbolico Calvario, con una kermesse del canto “Evviva la Croce”, urlato a squarciagola dai confratelli, un canto liberatorio.

 

Procedi poi per SAN MARCO IN LAMIS dove la Pasqua si accende di fuoco: la valle in cui sorge l’abitato è stata per millenni una delle “porte” del Gargano, percorsa da pellegrini diretti alla grotta di San Michele e al santuario di San Matteo. Il Venerdì Santo ammira la processione dell’Addolorata e del Cristo Morto dove ardono le “fracchie”, fascine di diverse grandezze, trainate su carri tirati da fedeli: il risultato è uno scenario d’inferno dantesco sotto il cielo stellato primaverile.

 

Singolare è la domenica di Pasqua con la processione dell’Addolorata vestita con una tunica a festa. Inoltre delizia il palato con idolci della tradizione come “u canestredde” (grossa ciambella intrecciata come i cestini contadini di pasta lievitata) e “lu prupate” (pan speziato con cannella e chiodi di garofano).

La città di TROIA è avvolta in parte nella leggenda: si narra che fu Diomede a fondare l’antica città. Iconica è la splendida Cattedrale, considerata una delle più affascinanti costruzioni del Sud Italia e tra le più antiche di Puglia. Il viaggio meraviglioso inizia già la domenica delle Palme con la rappresentazione della Passione Vivente animata da migliaia di figuranti, e continua il Venerdì Santo con la Processione delle Catene: cinque penitenti, vestiti e incappucciati con saio bianco, portano una pesante croce sulle spalle annunciando il loro arrivo col sinistro rumore delle catene legate ai piedi nudi trascinate sull’asfalto, e col battito sordo e ritmato della trocchiola, lungo tutto il percorso penitenziale.

 

Per antica tradizione i penitenti non possono sospendere né interrompere la pratica prima di cinque anni in onore delle cinque piaghe di Cristo.

 

La domenica di Pasqua tutta la comunità si ritrova in piazza per assistere al “bacio” tra l’Addolorata e il Cristo risorto.

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